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L’ostetrica per la donna

E ora che ho deciso di avere un bimbo a chi mi rivolgo?

E ora che ho deciso di avere un bimbo a chi mi rivolgo?

Questa è una domanda che sovente la coppia al momento di una gravidanza si pone…da chi vado?

L’ostetrica come storia ci insegna è la figura principe nell’accudimento e accompagnamento di una nuova nascita…è colei che viene formata per avere le competenze necessarie ad accompagnare una nuova famiglia prima del concepimento, durante la gravidanza, il parto, il puerperio.

Sorveglia che tutto si mantenga nella fisiologia e in caso di problematiche fa da tramite con un medico competente.

Segue la coppia con affetto, professionalità e complicità, incontra la neo mamma ogni mese e attraverso visite, esami, colloqui si sincera che tutto prosegua nella fisiologia assoluta.

Con l’ostetrica si può affrontare ogni tematica legata al momento della gravidanza, senza vergogna o timori.

Attualmente in Valle d’Aosta le ostetriche territoriali prendono in carico le neo mamme e le seguono nei nove mesi.

Al momento del parto la coppia incontrerà l’ostetrica dell’ospedale che le starà accanto durante il travaglio, il parto e i giorni dopo la nascita.

Una volta a casa la nuova famiglia incontrerà di nuovo l’ostetrica del territorio per l’accompagnamento nei mesi successivi.

Il corso di preparazione alla nascita viene condotto da ostetriche del territorio.

Dopo tutte queste informazioni non avrei più dubbi su chi scegliere…con l’ostetrica avrò a che fare per tanto tempo, allora perché non sceglierla?

E anche decidessi di affrontare un percorso nascita tutto nella mia casetta non avrei dubbi su chi scegliere…

L’ostetrica !

Ostetrica Wilma Merlo

Pensieri notturni di un'ostetrica

Alle 4 di mattina, in una notte quasi tranquilla capita di sprofondare nei pensieri, quelli più profondi e nascosti che ti rendono quello che sei. Pensieri come l’amore, la famiglia, l’amicizia ed il lavoro. Ed è proprio di questo che voglio scrivere, perché fare l’ostetrica non è un lavoro, ma è diventare qualcosa di più:

io non faccio l’ostetrica, lo sono.

Lo sono alle 7 del mattino quando rientro a casa dopo una notte passata in sala parto, ad accogliere una donna che diventa madre, ad accogliere la vita nel suo primo respiro.

E alle 22 quando mangio il mio panino in macchina dopo un pomeriggio di fuoco tra pancioni e neonati.

Lo sono quando di fronte a me ho una donna che mi chiede aiuto a sopportare il dolore, ad accompagnarla nel suo viaggio più importante, momento in cui ogni parte di me non ha altro pensiero se non quello di aiutarla, massaggiarla, incoraggiarla, farle trovare quella forza che ogni donna possiede, senza nemmeno saperlo.

Sono un’ostetrica quando cerco di far sentire un papà a proprio agio in un ambiente nuovo, sconosciuto, quando lo aiuto ad esprimersi ed a rendersi utile per la mamma del suo bambino, quando con uno sguardo lo rassicuro sull’andamento del parto.

Ed inoltre lo sono quando in pizzeria tra amici parlo di placenta e liquido amniotico e di chissà cos’altro, tanto che faccio passare l’appetito a tutti, tranne che a me.

Sono un’ostetrica quando durante la notte osservo in silenzio, quasi nascosta, le poppate del neonato, non dico una parola, non faccio rumore, per non rovinare quello che è un attimo intenso, privato, naturale tra mamma e cucciolo.

Ogni volta che timbro il cartellino entrando al lavoro mi sento leggera come una piuma, e saltello, fischietto o canticchio perché so cosa mi aspetta, perché so quello che sono e ne vado fiera.

Sono un’ostetrica anche quando la natura è meno buona, quando il battito di ali è scomparso, quando il dolore pervade ogni cosa, ma sento di essere nel posto giusto, per offrire un abbraccio, una parola di conforto o un posto sicuro in cui rifugiarsi.

E lo sono anche quando, rientrando al mattino, sveglio il mio paziente compagno per raccontargli della magica nascita a cui ho avuto la fortuna di assistere, in cui la natura ha fatto il suo corso e la mia presenza è stata del tutto superflua, e lui mi guarda con orgoglio, ma non capisce fino in fondo cosa sto provando, lui non è un’ostetrica.

Sono un’ostetrica quando si corre in sala operatoria per un’emergenza, quando il cuore sembra uscire dal petto, ma la mente sa bene quello che deve fare..ecco lì sono anche un corridore professionista!

E lo sono anche quando un’amica mi chiede un consiglio sulla contraccezione, quando mia mamma mi racconta i sintomi della menopausa, quando i ragazzi di una scuola mi fanno domande super hot.

Sono un’ostetrica soprattutto quando dopo aver assistito ad una nascita, quando l’adrenalina lascia spazio ad altri ormoni, mi sento così piena di amore, di gioia, di energia che “mi sembra di avere trovato la chiave segreta del mondo” (citazione d’autore).

Siamo ostetriche, siamo testimoni di momenti incredibili, dove l’emozione si può toccare e, a volte, dove la paura ti tiene per mano, ma in fondo non possiamo fare diversamente perché noi non facciamo le ostetriche, noi lo siamo fino al midollo.

L.B.

Parto a domicilio:usanza antica o scelta moderna?

Quando si parla di gravidanza e parto, uno degli argomenti più controversi è senza dubbio il parto in casa.

Divide i professionisti sanitari e divide anche le donne, tra chi non vuole neppure sentirne parlare e chi immagina la casa come il luogo più intimo e rispettoso in cui mettere al mondo il proprio bambino. Di sicuro se ne parla molto, senza veramente conoscere l’argomento e con molti pregiudizi. Due aspetti sono, però, essenziali da chiarire quando si affronta il tema del parto a domicilio:

1-Non è per tutti

2-Partorire a casa oggi non è la stessa cosa che partorire a casa 80 anni fa

1-NON E’ PER TUTTI

Le Linee Guida internazionali, così come quelle italiane dell’Associazione Nascere in Casa, sono molto chiare, ci sono delle condizioni che permettono di scegliere di partorire a casa e condizioni che, invece, rendono necessario che la nascita avvenga in ospedale. La gravidanza deve essere fisiologica (dicesi anche “a basso rischio”) e non ci devono essere condizioni di patologia della donna anche al di fuori della gravidanza. Inoltre, bisogna tenere a mente che salute e rischio sono concetti dinamici, questo vuol dire che devono essere rivalutati continuamente e che una situazione che sembrava permettere il parto a domicilio può cambiare nel corso della gravidanza e del travaglio e richiedere un cambio di direzione. Tra gli altri fattori escludenti troviamo anche la distanza dall’ospedale, l’accessibilità all’abitazione e ovviamente la scelta della coppia. Perché diciamocelo, partorire a casa non è certo una scelta per tutti! Ed è giusto che sia così, perché uno dei primi requisiti per un parto sicuro è che la donna si senta al sicuro. Mentre il secondo è che accetti la possibilità di un trasferimento in ospedale: così come esiste la fisiologia esiste anche la patologia e sottovalutarla o sottovalutarne i segnali metterebbe in pericolo la diade mamma-bambino. Il ruolo dell’ostetrica è quindi promuovere la fisiologia, ma ancor più, riconoscere i campanelli d’allarme della patologia ed agire di conseguenza.

2-PARTORIRE A CASA OGGI NON E’ LO STESSO CHE PARTORIRE A CASA 80 ANNI FA

Cosa vuol dire questa frase? Prima di tutto che le ostetriche che oggi assistono a casa (ma anche chi lavora in ospedale e in consultorio) sono tenute ad aggiornarsi regolarmente nella gestione delle emergenze in corso di travaglio e parto. Inoltre, partorire a casa non vuol dire essere abbandonate a sé stesse. Le ostetriche, infatti, sono attrezzate con gli strumenti necessari per i controlli in travaglio-parto e dopo la nascita, con il materiale necessario per la gestione delle emergenze e per la prima stabilizzazione di mamma e bambino.

Secondo le Linee Guida dell’Associazione Nascere in Casa, inoltre, sempre per aumentare la sicurezza, ad un parto a domicilio dovrebbero essere presenti due professioniste/i. Ed è responsabilità delle ostetriche che assistono a casa prendere contatti con l’ospedale di riferimento in caso di trasferimento per assicurare la miglior presa in carico di mamma e bambino.

Ma quindi, il parto a casa è sicuro o no? Dipende.

L’opposizione più netta alle nascite a domicilio oggi viene da molti ginecologi ma soprattutto dai neonatologi della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che in un comunicato del 2016 l’hanno definita una “scelta a rischio”. Come specificato nel documento, la SIN condivide la posizione dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), che nella sua ultima dichiarazione sul tema nel 2017, conclude di “ritenere ospedali e centri nascita accreditati come il luogo più sicuro per partorire”. Allo stesso tempo, però, sottolinea che il rispetto di alcune condizioni permette di rendere più favorevole l’esito del parto a domicilio. In particolare: selezione appropriata delle donne “candidate”; assistenza da parte di ostetriche specializzate; distanza adeguata dall’ospedale.

Invece, per gli inglesi, promotori del diritto di scelta della donna, il parto a domicilio è una possibilità offerta dal Servizio Sanitario Nazionale (NHS – National Health Service), ovviamente con protocolli e Linee Guida di riferimento per lavorare in sicurezza. Il riferimento è alle Linee Guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence), l’istituto britannico per l’eccellenza clinica, pubblicate nel 2014 e aggiornate nel 2017, o a una revisione sistematica della Cochrane Collaboration (punto di riferimento per una corretta informazione nell’ambito della salute), secondo la quale non ci sono, al momento, dati sufficienti per consigliare il parto in ospedale rispetto a quello in casa (o viceversa), sempre per donne a basso rischio.

Ovviamente, “rischio simile tra casa e ospedale” non vuol dire che non c’è nessuno rischio, ma che quello che c’è è indipendente dal luogo del parto e dipende invece da altri fattori, come la preparazione del personale o la rete allargata di supporto, che deve prevedere un ospedale in grado di fornire un’assistenza adeguata.

E quindi, se una coppia decidesse di partorire a domicilio?

Alcune realtà italiane, prevedono che il parto a casa venga assistito da un’ostetrica ospedaliera, questo è il caso dell’Ospedale Sant’Anna di Torino o dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Oppure da un’ostetrica del consultorio, a Modena e Parma. In entrambi i casi i costi sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Generalmente, però, chi sceglie il parto a casa in Italia deve affidarsi ad un’ostetrica libera professionista. I costi sono a carico della coppia, ma in alcune regioni sono previsti dei rimborsi, fino anche all’80% della spesa. Succede in Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Marche, nelle province di Trento e Bolzano, e presto anche in Calabria.

Anche se in Italia non sono ancora molto diffuse, ci sono altre due possibilità per le donne che non desiderano un classico parto ospedaliero, ma neppure se la sentono di rimanere tra le mura domestiche: sono le case di maternità e i centri nascita. Le case di maternità sono gestite completamente da ostetriche e non sono strutture sanitarie, dunque non sono legate ad un ospedale né dal punto di vista amministrativo né da quello fisico. Vengono mantenute le stesse caratteristiche di intimità e di salvaguardia della fisiologia che si hanno nel parto a domicilio. I centri nascita, invece, sono invece strutture intra-ospedaliere, sempre gestite da ostetriche, ma fisicamente all’interno dell’ospedale.

E in Valle d’Aosta?

Nella nostra realtà, le coppie che vogliono prendere in considerazione il parto a domicilio possono rivolgersi ad una delle libere professioniste iscritte all’Ordine per un colloquio informativo.

Ostetrica Alessia Cornaz

BIBLIOGRAFIA

www.cochrane.org/CD000352/PREG_benefits-and-harms-of-planned-hospital-birth-compared-with-planned-home-birth-for-low-risk-pregnant-women;

https://www.nice.org.uk/guidance/cg190/resources/intrapartum-care-for-healthy-women-and-babies-pdf-35109866447557; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4399594/;

https://www.npeu.ox.ac.uk/birthplace;

www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1436_allegato.pdf;

www.acog.org/Clinical-Guidance-and-Publications/Committee-Opinions/Committee-on-Obstetric-Practice/Planned-Home-Birth; http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=46044;

www.nascereacasa.it. 

Un libro per bambini a sostegno dell'allattamento

Intervista all’ostetrica Consuelo Puxeddu autrice del libro per l’infanzia “Lina. Storia di una goccia di latte” (Babele ed.) 

Un racconto per grandi e piccini, un viaggio insieme a Lina, una goccia di latte per scoprire come i mammiferi si prendono cura dei propri cuccioli attraverso l’allattamento.

Il latte della propria mamma è un alimento speciale e perfetto per ciascun cucciolo, anche quello umano.

L’allattamento è proprio l’aspetto peculiare dei mammiferi di cui anche noi facciamo parte, eppure sembra essere un processo poco conosciuto e praticato.

Ci vuole raccontare la sua esperienza negli anni circa la “cultura” dell’allattamento?

La mia esperienza di allattamento comincia durante i miei studi presso la Clinica Universitaria di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari. In quegli anni la mia esperienza è stata quella che ancora oggi si vede in molti ospedali italiani. I bimbi tenuti al nido e alimentati ad orario, ciuccio in bocca, dati alle loro mamme ogni tanto, riposti in culle allineate come fossero di proprietà della struttura. In quegli anni (metà anni ’90) questa era la prassi e lo sarebbe stato ancora per molto.

Trasferitami ad Aosta nel 2000, ho incontrato un differente modo di assistere la nascita e accogliere i bambini appena nati. Determinante ad un cambiamento di prospettiva fu, nel 1989, la dichiarazione congiunta OMS/UNICEF “L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità”.

OMS e Unicef hanno redatto un decalogo, i 10 passi, misure che ogni struttura sanitaria deve dimostrare di rispettare prima di poter essere riconosciuta come “Ospedale Amico dei Bambini“. Si sono modificate abitudini radicate da parte di tutti gli operatori sanitari e piano piano si è ridata alle madri la consapevolezza e competenza dei gesti dell’allattamento. Il contatto “pelle a pelle” alla nascita e il “rooming in” hanno rappresentato gli ostacoli più difficili da superare.

Difficile sradicare in poco tempo procedure consolidate che privilegiavano la promozione del latte in formula, l’allontanamento e la separazione del bambino dalla mamma dopo pochi minuti dalla nascita, la delega agli operatori per le cure del neonato.

Una cultura del non allattamento radicata fin da bambini, mai esposti alla vista dei gesti dell’allattamento materno ma bensì a giochi di simulazione dell’allattamento con il biberon. Io stessa ricordo ancora la mia bambola piangente a cui davo il ciuccio e il biberon.

Come è nata l’idea di questo poetico libro, una coccola per mamma e cucciolo?

L’idea di fare un libro per bambini nasce proprio dall’ aver preso coscienza di questo meccanismo straordinario che interviene nella nostra formazione sin da piccoli. Ripensando alla mia esperienza di bambina prima, e di madre poi, ho capito che se si vuole cambiare qualcosa, bisogna partire da loro, dai bambini.

Ho ragionato ispirandomi alle logiche efficacemente utilizzate da chi fa marketing dei sostituti del latte materno. Ho pensato perciò di far in modo che i miei bimbi, e pensando in grande, tutti i bambini, potessero avere l’opportunità di venire a contatto con delle immagini di allattamento e di accudimento fisiologico. Il mondo animale e gli animali, amati dai bambini, danno un esempio semplice e naturale.

Osservare gli animali allattare è socialmente accettato.

Il libro può inserire, nella quotidianità, un argomento che in altro modo è difficile da introdurre. L’idea della goccia di latte animata che va in giro per il mondo mi è venuta ripensando ai cartoni animati di una famosa serie televisiva educativa francese, dedicata al corpo umano. Anche nel mio libro, una simpatica e dolce gocciolina fa conoscere ai bimbi nuovi amici animali. Osservandoli nelle fotografie apprendono nozioni importanti sui vari tipi di accudimento.

Tra gli animali che incontra Lina nel suo viaggio c’è anche l’essere umano, al quale la natura, come a tutti gli altri mammiferi, ha donato un super potere: alimentare i propri cuccioli con un alimento unico e ricco, pronto e vivo, che si modifica a seconda dei vari bisogni specifici di quel cucciolo e che può essere utilizzato in qualsiasi momento o luogo.

Appassionata di disegno sin da piccola, cresciuta in una famiglia di artisti e scultori e cultori dell’arte, non ho trovato difficoltà nel realizzare a mano libera tutti i disegni. I pastelli a cera e il tratto morbido rispecchiano i sentimenti che ho provato e provo pensando a questo gesto unico e pieno di amore. Lina nel suo viaggio non solo incontra nuovi amici, ma ha anche modo di provare diversi mezzi di locomozione, che offrono la possibilità a mamme e bambini di inventare una storia tutta loro. Indirettamente realizzato anche per lettori più grandi, che siano la mamma, il papà, i nonni o le maestre, ciascuno può estrapolare dalle filastrocche le emozioni o i ricordi che suscitano in loro.

Le filastrocche sono nate spontaneamente grazie al prezioso contributo di tutta la mia famiglia.

I proventi del libro, patrocinato dal MAMI, Movimento allattamento materno italiano, e dall’Ordine della Professione Ostetrica della Regione Autonoma della Valle d’Aosta saranno devoluti al gruppo di mamme Pronto Mamy e quindi al sostegno dell’allattamento.

Quanto possono aiutarsi le donne nella promozione e nel sostegno all’allattamento?

“Può un batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” Questo è il Butterfly effect… cioè la filosofia secondo la quale piccole azioni possono contribuire a generare grandi cambiamenti. Il libro è questa, è la mia piccola azione. Ho scelto di devolvere i miei ricavati al sostegno dell’allattamento e al gruppo di cui sono referente. Le mamme del gruppo Pronto Mamy, nato come collegamento dell’Ospedale Amico del Bambino al territorio, hanno sempre sostenuto le spese contribuendo con una piccola quota. Questo non ha mai permesso di poter fare formazione o sensibilizzazione della popolazione. Con gli introiti del libro siamo riuscite ad ospitare ad Aosta durante la SAM del 2017 la dottoressa Sofia Quintero Romero e presto ospiteremo anche la dottoressa Alessandra Bortolotti.

Il libro oltre a lavorare sulla cultura serve anche per sostenere altre associazioni che necessitano di aiuto per portare avanti progetti pro allattamento.

Ad oggi “il libro” ha appoggiato il progetto dell’associazione “L’Arte di Crescere” di Palermo “Per un mare di Latte”. Ha donato due borse di studio per permettere di frequentare il corso sull’ allattamento secondo le indicazioni OMS/UNICEF de “la Scuola dei 1000 giorni”. Ha aiutato a realizzare il corso Peer di Pronto Mamy iniziato a marzo e che permetterà di formare 20 mamme che aiuteranno altre mamme. Inoltre attraverso le presentazioni si va a creare una rete calda di condivisione e di confronto che permette di collegare gruppi e associazioni, di condividere esperienze e di seminare dei nuovi semini per progetti futuri.

Le mamme, le donne sono una grande forza e insieme possono fare qualsiasi cosa, basti pensare che mettono al mondo i loro bimbi e questo già fa capire la potenza che ognuna di loro custodisce. Insieme si può continuare a sostenere l’allattamento e a proteggerlo, una mamma alla volta ..un bambino alla volta. Tutto questo è il contributo mio e di tutti quelli che prenderanno, leggeranno, utilizzeranno, regaleranno il libro, per le mamme, per i bimbi, per costruire, insieme un grande cambiamento… un futuro migliore.

Tratto dall’intervista dell’Ostetrica Consuelo Puxeddu